{"id":45492,"date":"2023-04-06T07:10:47","date_gmt":"2023-04-06T07:10:47","guid":{"rendered":"https:\/\/melong.online\/il-tempo-del-lutto-lattraversamento-del-dolore\/"},"modified":"2023-04-06T07:10:47","modified_gmt":"2023-04-06T07:10:47","slug":"il-tempo-del-lutto-lattraversamento-del-dolore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/melong.online\/it\/il-tempo-del-lutto-lattraversamento-del-dolore\/","title":{"rendered":"Il tempo del lutto: l\u2019attraversamento del dolore"},"content":{"rendered":"<p>La perdita di una persona o di qualcosa che si ama, una morte, una separazione, una partenza, un furto, secondo Freud non portano via solo qualcuno o qualcosa a noi caro, ma anche quella parte di noi che si relazionava con l\u2019oggetto d\u2019amore scomparso; quindi non \u00e8 solo perdita di altro da noi ma di una parte significativa di s\u00e9. Il lutto (dal latino <em>lugere<\/em>, <em>piangere<\/em>) \u00e8 la reazione emotiva che questa perdita comporta, la ferita dolorosa che produce un trauma anche sull\u2019energia vitale.  <\/p>\n<p>Un primo punto importante da comprendere \u00e8 che le separazioni e i lutti fanno parte della vita cos\u00ec come molti altri eventi emotivamente significativi, come l\u2019amore: potremmo anche dire che sono una conseguenza dell\u2019amore, perch\u00e9 quando ci coinvolgiamo in un rapporto d\u2019amore ci assumiamo anche il rischio della sofferenza che la sua perdita comporta. <\/p>\n<p>Il lavoro del lutto \u00e8 il processo attraverso il quale si arriva ad accettare la scomparsa definitiva di qualcuno o di qualcosa che si amava e a separarsene consapevolmente. \u00c8 anche importante capire che l\u2019accettazione \u00e8 diversa dalla rassegnazione: non \u00e8 un ritornare a un \u201cprima\u201d riadattato n\u00e9 fermarsi in una chiusura passiva. Al contrario spesso \u00e8 la spinta verso una trasformazione reattiva della nostra esistenza.   <span class=\"Apple-converted-space\">  <\/span><\/p>\n<p>Il percorso di separazione dall\u2019oggetto d\u2019amore perduto inoltre non comporta la cancellazione della sua memoria, che al contrario pu\u00f2 restare come dato importante impossibile da annullare. \u00c8 piuttosto una ricollocazione temporale dei vissuti, il passaggio verso una nostalgia non paralizzante che concede spazio a un ritorno della forza vitale nel momento presente. <\/p>\n<p>Questo processo \u00e8 caratterizzato da tre aspetti: memoria, dolore e tempo. Dopo un momento iniziale di stordimento emotivo, la consapevolezza della perdita ritorna nell\u2019affiorare doloroso del ricordo. \u00c8 la fase peggiore, la pi\u00f9 difficile, dove \u00e8 particolarmente importante trovare un valido sostegno emotivo e motivazionale.  <\/p>\n<p>Il flusso dei ricordi in genere non segue un andamento lineare: vi sono momenti di apparente distacco durante i quali, all\u2019improvviso, possono riapparire<span class=\"Apple-converted-space\">  <\/span>immagini che stringono il cuore in una morsa di dolore. La durata di questi ritorni violenti di memoria con il loro bagaglio di sofferenza non \u00e8 prevedibile ma, se non si instaurano meccanismi difensivi patologici, col tempo tendono a diradarsi per frequenza e a diminuire d\u2019intensit\u00e0. <\/p>\n<p>Le tradizioni popolari che richiedevano di portare i segni esteriori del lutto per un tempo variabile da uno a tre anni a seconda della relazione con la persona perduta avevano colto il tempo medio necessario per il suo superamento.<\/p>\n<p>Di fronte a una grave perdita per\u00f2 ci possono essere alcune risposte patologiche che possiamo identificare soprattutto con l\u2019angoscia melanconica e la negazione maniacale. Nella prima la reazione depressiva si prolunga in modo illimitato cronicizzandosi in quella che viene definita come la stagnazione melanconica del lutto, una condizione che diventa dominante nella propria esistenza. In questi casi la vita emotiva della persona si ferma raggelandosi intorno alla memoria di qualcuno che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e che si vuole trattenere ossessivamente.  <span class=\"Apple-converted-space\"> <\/span><\/p>\n<p>Questo stato pu\u00f2 avere gradi diversi di intensit\u00e0, spesso accompagnati da comportamenti rituali come il conservare<span class=\"Apple-converted-space\">  <\/span>immodificati per lungo tempo gli spazi dove aveva vissuto la persona che \u00e8 morta.<span class=\"Apple-converted-space\"> <\/span><\/p>\n<p>In altri casi possiamo osservare il rifiuto pi\u00f9 o meno consapevole di riaprirsi alla vita nei suoi aspetti piacevoli, come se questa \u201ccolpevole\u201d uscita dal lutto fosse un abbandono della persona amata, il tradimento della sua memoria.<span class=\"Apple-converted-space\"> <\/span><\/p>\n<p>Al contrario la negazione maniacale consiste nel rifiuto del dolore che ogni perdita inevitabilmente comporta.<span class=\"Apple-converted-space\">  <\/span>Non si vuole attraversare il tempo del lutto e la sofferenza che comporta e ci si getta in attivit\u00e0 frenetiche per riempire il vuoto che \u00e8 stato lasciato. Questa \u00e8 una condizione molto diversa dalla reattivit\u00e0 che fa seguito a una piena elaborazione della perdita, perch\u00e9 non permette di lasciare spazio al dolore, arrivando a svalutarne il senso e il valore o a negarne addirittura l\u2019esistenza. <\/p>\n<p>In entrambe le reazioni viene bloccato quel processo di separazione dall\u2019oggetto d\u2019amore perduto che pu\u00f2 derivare solo da un lavoro consapevole col proprio dolore. \u00c8 importante ricordare ancora che la separazione da chi muore, da chi si \u00e8 allontanato o da qualcosa che si \u00e8 perduta non \u00e8 l\u2019annullamento del suo ricordo, del quale rester\u00e0 sempre traccia, cos\u00ec come rimane una cicatrice sulla pelle ferita che pu\u00f2 essere appena visibile o profonda e a tratti dolente secondo la condizione di ognuno e l\u2019entit\u00e0 del trauma. <span class=\"Apple-converted-space\"> <\/span><\/p>\n<p>Il percorso del lutto \u00e8 quindi anche il processo di riappropriazione della parte di s\u00e9 che \u00e8 stata smarrita insieme a chi \u00e8 scomparso, a un luogo o a un lavoro che si sono dovuti lasciare. Ogni fase di crescita, ogni passaggio evolutivo, partendo dall\u2019utero, dal seno, dalla casa parentale e via di seguito, prevede un momento di separazione pi\u00f9 o meno doloroso che richiede tempo e la forza di confrontarsi con il dolore. Inizia con il pianto, con la nostalgia, con il coltivare i ricordi, per prendere poi una progressiva distanza lasciando andare quanto \u00e8 stato e non \u00e8 pi\u00f9, ma che pu\u00f2 continuare a vivere nel nostro patrimonio di memoria, nelle esperienze condivise e indelebili. Il dolore, se accolto, ci insegna sempre qualcosa.   <span class=\"Apple-converted-space\"> <\/span><\/p>\n<p>Cosa pu\u00f2 aiutarci in questo lavoro? Il tempo \u00e8 un fattore indispensabile ma da solo spesso non basta. Il sostegno degli affetti vicini \u00e8 certamente un altro elemento importante, ma molte volte non adeguato: la gestione di un lutto grave richiede la capacit\u00e0 di confrontarsi con un grave dolore e questo non \u00e8 mai facile per chi non vi \u00e8 preparato o \u00e8 troppo emotivamente coinvolto. Per questo un lavoro terapeutico mirato pu\u00f2 essere necessario.    <span class=\"Apple-converted-space\"> <\/span><\/p>\n<p>Oltre al tempo e al sostegno esterno, in questo percorso \u00e8 fondamentale la consapevolezza della persona ferita e la sua visione dell\u2019esistenza. Per chi ha una fede religiosa, questa pu\u00f2 essere un conforto: \u00e8 di aiuto credere che la propria sofferenza abbia un valore superiore; che quanto accade, per quanto doloroso, rientri in un progetto divino. In una visione non teista come quella della filosofia buddhista \u00e8 centrale la consapevolezza dell\u2019impermanenza di ogni cosa, l\u2019avere sempre presente che tutto quanto si \u00e8 aggregato, partendo da ci\u00f2 che \u00e8 materia fino alle relazioni umane, \u00e8 destinato a disgregarsi. \u00c8 solo questione di tempo.   <\/p>\n<p>Una pi\u00f9 compiuta consapevolezza dell\u2019impermanenza si pu\u00f2 sviluppare attraverso la pratica meditativa, ma non so dire quanto potr\u00e0 immunizzarci dalla sofferenza che proviene dalla perdita dei nostri attaccamenti pi\u00f9 profondi; certo permetter\u00e0 di non farci cogliere di sorpresa e ci offrir\u00e0 strumenti per attraversare il dolore senza restarne schiacciati. <span class=\"Apple-converted-space\"> <\/span><\/p>\n<p>In una societ\u00e0 che sembra promettere l\u2019annullamento di ogni sofferenza e reclama il diritto a un benessere senza turbamenti, si cerca sempre pi\u00f9 di esorcizzare l\u2019idea della morte e di rimuovere l\u2019inevitabilit\u00e0 del dolore nella nostra esistenza, con l\u2019effetto di renderci impreparati di fronte alle perdite e di voler minimizzare il tempo del lutto. In questo contesto diventa ancora pi\u00f9 importante recuperare la consapevolezza della propria fragilit\u00e0, lo spazio per l\u2019ascolto di s\u00e9 e la ricerca di una via di conoscenza che ci possa guidare quando il dolore della perdita entra nelle nostre vite. <\/p>\n<p>Un ultimo aspetto da considerare \u00e8 quello definito come lutto anticipatorio, con cui s\u2019intende la risposta emotiva di fronte alla previsione dell\u2019approssimarsi della morte per una malattia terminale. Bench\u00e9 nessuno possa ragionevolmente pensare che la vita si protragga all\u2019infinito, la maggior parte di noi tende a rimuovere l\u2019idea della propria morte come evento reale o almeno a spostarla illusoriamente in un astratto futuro. Questo tema per\u00f2 apre un discorso che merita di essere trattato separatamente.  <span class=\"Apple-converted-space\"> <\/span><\/p>\n<p><em>Luigi Vitiello<\/em><\/p>\n<p><strong>Bibliografia minima<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li>Bormolini, G.: Accompagnatori e accompagnati &#8211; Ed. Messaggero 2020<\/li>\n<li>Felaco, R. &amp; D&#8217;anselmo, F.: Amare in assenza &#8211; Kaizen 2016<\/li>\n<li>Frankl, V.: L\u2019uomo in cerca di senso &#8211; Franco Angeli 2017<\/li>\n<li>Freud, S.: L\u2019elaborazione del lutto &#8211; BUR 2013<\/li>\n<li>J\u00e4ger, W.: L\u2019essenza della vita &#8211; La Parola 2007<\/li>\n<li>Namkhai, N.: Nascere Vivere Morire \u2013 Shang Shung 2007<\/li>\n<li>Recalcati, M.: La luce delle stelle morte \u2013 Feltrinelli 2022<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Luigi Vitiello \u00c8 studente di Ch\u00f6gyal Namkhai Norbu dal 1977 e con il Maestro si \u00e8 formato come insegnante di Yantra Yoga e Meditazione. \u00c8 medico e psicoterapeuta e ha conseguito un Master in Accompagnamento Spirituale nella malattia e nel morire. <\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 stato responsabile della Sezione di Medicina Tibetana dell\u2019Istituto Internazionale Shang Shung di Studi Tibetani, di cui in seguito \u00e8 stato direttore.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 autore di vari articoli sulla medicina tibetana e su argomenti di psicoterapia; tiene seminari e corsi su questi temi, sulla meditazione e sugli aspetti relativi al fine vita nella visione del Buddhismo Vajrayana e della psicologia occidentale.<\/em><\/p>\n<p><em>Vive tra Napoli e Arcidosso.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il medico e psicoterapeuta Luigi Vitiello parla dell&#8217;esperienza del lutto e del dolore per la perdita di qualcuno o di qualcosa che ci \u00e8 caro.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":39461,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"off","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","_searchwp_excluded":"","footnotes":""},"categories":[1543],"tags":[1969,1970,1971],"class_list":["post-45492","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-riflessioni","tag-luigi-vitiello-it","tag-lutto","tag-lutto-it","et-has-post-format-content","et_post_format-et-post-format-standard"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/45492","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=45492"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/45492\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39461"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=45492"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=45492"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=45492"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}