{"id":48352,"date":"2025-04-19T10:41:34","date_gmt":"2025-04-19T10:41:34","guid":{"rendered":"https:\/\/melong.online\/i-miei-primi-incontri-con-chogyal-namkhai-norbu\/"},"modified":"2025-04-28T13:48:12","modified_gmt":"2025-04-28T13:48:12","slug":"i-miei-primi-incontri-con-chogyal-namkhai-norbu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/melong.online\/it\/i-miei-primi-incontri-con-chogyal-namkhai-norbu\/","title":{"rendered":"I miei primi \u2018incontri\u2019 con Ch\u00f6gyal Namkhai Norbu"},"content":{"rendered":"\n<p>Alla fine del mio quarto anno di Medicina, nel 1977, mi arriv\u00f2 la voce che in Italia si poteva studiare Tibetano all\u2019Universit\u00e0, notizia che respinsi subito come un\u2019irrealistica frottola. Ma era vero! A quel tempo mi nutrivo di scienza: leggevo religiosamente <em>Scientific American<\/em> e certe \u2018vibrazioni\u2019 indo-buddhiste erano per me solo poco pi\u00f9 di una curiosit\u00e0. Il successivo anno accademico decisi comunque, con orrore della mia famiglia, di andare a studiare Tibetano a Napoli. Dopo varie letture, infatti, da Castaneda alle favole di Rampa e al Taoismo, il Buddhismo Vajray\u0101na mi sembrava l\u2019unica tradizione affidabile, perch\u00e9 possedeva una rara continuit\u00e0 di trasmissione, ed erano anni che pregavo intensamente in cuor mio di trovare qualcuno in grado di indicarmi una via di conoscenza interiore realmente percorribile.     <\/p>\n\n<p>Al mio \u2018primo giorno di scuola\u2019 in classe c\u2019erano sei o sette studenti e uno strano tipo di cui una sola cosa mi fu subito chiara: era tibetano. Questo giovane professore era asciutto e cos\u00ec ben prestante che ricordo di averlo subito paragonato a Bruce Lee. Parlava con una cadenza dolce ma molto vivace e marcata, storpiando un Italiano che mi sarebbe diventato ben noto e caro nei decenni. Il suo modo d\u2019insegnare era inoltre decisamente, e piacevolmente, anticonvenzionale. Una cosa che disse nei primi giorni fu: \u201cTibetano\u2026? Facile!\u201d. Ahim\u00e8\u2026     <\/p>\n\n<p>A lezione finita io mi alzavo e me ne andavo, lambiccandomi il cervello sul perch\u00e9 gli altri non si muovessero, ma ero troppo introverso e timido per chiedere. Nelle settimane successive accadde per\u00f2 qualcosa di strano: ogni notte facevo dei sogni molto particolari in cui questo tibetano mi diceva un sacco di cose fantastiche e profonde, che nel sogno capivo, ma in modo inespresso e indefinito. Successe per tante notti, in un modo che non mi era mai capitato e che a tutt\u2019oggi non si \u00e8 mai pi\u00f9 verificato. Mi svegliavo sbigottito ogni mattina, non ricordando purtroppo assolutamente nulla di specifico di tutta quella valanga di comunicazioni, e a lezione passavo tutto il tempo a osservare stralunato questo strano professore, chiedendomi ossessivamente chi fosse realmente. Di Tibetano ascoltavo davvero poco\u2026    <\/p>\n\n<p>Nei corridoi cominciai a sentire mormorare che \u2018Norbu\u2019 era un maestro. Un \u2018Maestro\u2019\u2026\u203d I miei pensieri ed emozioni cominciarono a diventare tumultuosi. Poi un bel giorno una del gruppetto mi disse che loro si vedevano con \u2018Norbu\u2019 in una specie di palestra. Cos\u00ec nel pomeriggio arrivai a uno scantinato a cui si accedeva tramite alcuni gradini. Quando vidi una dozzina di scarpe fuori dalla porta i miei allarmi anti-setta e ciarlatani si accesero tutti e, non fosse stato per le insistenze di chi mi accompagnava, avrei fatto immediatamente dietrofront. Ma poi entrai, mi sedetti a gambe incrociate in prima fila e il \u2018professore\u2019 cominci\u00f2 a parlare: \u00e8 difficile comunicare ci\u00f2 che successe se non dicendo, in modo tradizionale, che la \u2018ruota del Dharma\u2019 inizi\u00f2 a girare vorticosamente, non come una fantasia, ma come un\u2019esperienza molto reale, precisa, tagliente e maestosa.         <\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"496\" height=\"350\" src=\"https:\/\/melong.online\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Merigar-early-days-496x350.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48326\" style=\"width:658px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/melong.online\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Merigar-early-days-496x350.jpeg 496w, https:\/\/melong.online\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Merigar-early-days-300x212.jpeg 300w, https:\/\/melong.online\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/Merigar-early-days.jpeg 640w\" sizes=\"(max-width: 496px) 100vw, 496px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><br\/>I primi giorni a Merigar con Ch\u00f6gyal Namkhai Norbu a destra, al centro Roberto Curtis e Giovanni Arca a sinistra.<\/figcaption><\/figure>\n\n<p>Quello fu l\u2019inizio, poi vennero i molti anni di Napoli, le tante occasioni di stare insieme con il Maestro, in un quotidiano tanto informale quanto speciale, e poi la formalizzazione della Comunit\u00e0 Dzogchen, l\u2019acquisto di Merigar, la lunga esperienza nella Shang Shung Edizioni, le esperienze nei Gakyil, la <em>Merigar Letter<\/em>, il <em>The Mirror<\/em> stesso, e via dicendo, fino a queste righe che scrivo nel Gar di una Tenerife inondata di sole. Ma i miei primi \u2018incontri\u2019 con il Maestro, sono avvenuti semplicemente cos\u00ec, in una classe e nei miei inspiegabili sogni. <\/p>\n\n<p>Ho ovviamente tanti ricordi di momenti ed eventi con Ch\u00f6gyal Namkhai Norbu, e talvolta ho condiviso con altri praticanti quelli meno personali e privati, aneddoti in cui la memoria diventa edificante ed ispiratrice. Scriverne, tuttavia, \u00e8 un po\u2019 diverso, perch\u00e9 la comunicazione orale \u00e8 flessibile, si avvale d\u2019intonazioni, linguaggio corporeo, contesti, ed \u00e8 ritagliata, per cos\u00ec dire, intorno all\u2019interlocutore, mentre la parola scritta \u00e8 fissa e inamovibile per chiunque, e le sue interpretazioni sono spesso imprevedibili. Gli aneddoti sono poi spesso autoreferenziali e non raramente autocelebrativi. Quindi ho esitato un po\u2019, ma considerando lo spirito e le motivazioni di questa colonna, eccone alcuni che posso condividere, spero in modo leggero e forse anche un po\u2019 divertente. E lo far\u00f2 proprio come una breve lista, appunto, di storielle aneddotiche.     <\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Star Trek e Kung Fu<\/h3>\n\n<p>Quando scoprii che al Maestro piacevano le mie serie televisive preferite di <em>Star Trek<\/em> e <em>Kung Fu<\/em> (in Italia dai primi anni \u201980) ne fui deliziato! Guardarle con lui era impagabile: ogni tanto commentava, tutto preso: \u201cEcco, vede, vede\u2026 Questo essere [un alieno] pu\u00f2 essere proprio cos\u00ec\u201d, oppure tipo: \u201cCerto, questo \u00e8 possibile in quella dimensione\u2026\u201d. Anche <em>Kung Fu<\/em> era molto interessante perch\u00e9 era centrato su tecniche meditative psicofisiche. C\u2019erano sempre flashback in cui il protagonista, David Carradine, ricordava momenti vissuti con il suo vecchio maestro, che macinava perle di saggezza a cui il Maestro spesso aggiungeva entusiasticamente commenti molto interessanti, talvolta corroborati da precisi riferimenti all\u2019Insegnamento.    <\/p>\n\n<p>A volte si faceva talmente tardi la sera che ci accasciavamo letteralmente sui divani, \u2018cotti\u2019 dal sonno. Quando mi svegliavo, lui era sempre gi\u00e0 seduto chiss\u00e0 da quanto a tavolino, schiena svettante, intento a scrivere sogni o materiale per la Comunit\u00e0 (allora scriveva tutto a mano, e poi noi facevamo fotocopie). Se dopo un\u2019intera pagina di perfetta calligrafia faceva un errorino all\u2019ultima riga, dopo avermi dato un\u2019occhiata di pretesa sofferente rassegnazione, stracciava il foglio e ricominciava da capo.  <\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"462\" height=\"350\" src=\"https:\/\/melong.online\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/NNR-Bruce-Lee-462x350.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-48328\" srcset=\"https:\/\/melong.online\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/NNR-Bruce-Lee-462x350.jpeg 462w, https:\/\/melong.online\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/NNR-Bruce-Lee-300x227.jpeg 300w, https:\/\/melong.online\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/NNR-Bruce-Lee.jpeg 604w\" sizes=\"(max-width: 462px) 100vw, 462px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">\u201cQuesto giovane professore era magro e cos\u00ec in forma che ricordo di averlo subito paragonato a Bruce Lee\u201d.\n<\/figcaption><\/figure>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Mig Mang e Mikado<\/h3>\n\n<p>Generalmente non mi piacciono i giochi da tavolo e, contrariamente a diversi della vecchia guardia, non ho mai imparato a giocare a <em>Bagchen<\/em>, uno dei giochi favoriti del Maestro. Ma ho avuto una bella \u2018introduzione diretta\u2019 a <em>Mig Mang<\/em> e Mikado. Giocare con il Maestro non era sempre un\u2019esperienza \u2018facile\u2019, come ben sanno i vecchi \u2018Bagchenisti\u2019 della Comunit\u00e0: del resto, quando si gioca con un \u2018gigante\u2019 bisogna sempre fare una certa attenzione\u2026 Come mi ha insegnato a giocare a Mig Mang per\u00f2 \u00e8 quasi impossibile da fare! Non ammetteva che pensassi pi\u00f9 di un istante o due, ma gi\u00e0 dopo il primo secondo cominciava a dare segni d\u2019impazienza. Continuava a ripetere: \u201cNon pensare, devi solo usare gli occhi, il gioco si chiama proprio cos\u00ec, \u2018Molti Occhi\u2019. Per uno come me, che rincorreva la propria testa come un cacciatore di farfalle con la retina, era una sfida pazzesca, ma ero talmente assediato dalle sue insistenze che alla fine giocavo davvero quasi senza pensare. A volte avevo praticamente gi\u00e0 perso, ma lui girava la scacchiera e riusciva a stracciarmi comunque. Se ho mai vinto? Macch\u00e9, non se ne parla nemmeno. Una volta per\u00f2 arrivai molto, molto vicino a batterlo: non vi dico la soddisfazione, anche se alla fine vinse lui comunque. Secondo quanto mi disse, con un sorriso fieramente divertito, non aveva mai perso.           <\/p>\n\n<p>Non parliamo poi di Mikado: le regole per toccare e sollevare i bastoncini mi obbligavano talvolta a contorcermi sul pavimento. Il suo concetto di \u2018vibrazione\u2019 di un bastoncino sconfinava praticamente nelle percezioni extrasensoriali! Che divertimento comunque\u2026 Ho bei ricordi di quei momenti, soprattutto con lui e un\u2019ancora giovanissima Yuchen, che una volta mi mand\u00f2 nel panico totale di perdere a Mig Mang contro una ragazzina. Vinsi appena per un pelo: lei era gi\u00e0 bravissima! Chiss\u00e0, magari aveva avuto compassione e mi aveva lasciato vincere\u2026    <\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Il regalo<\/h3>\n\n<p>Una volta camminavamo con Yeshi, che doveva avere circa nove anni, e siamo passati davanti alla vetrina di un negozio, che forse era di giocattoli. Evidentemente gi\u00e0 sapendo esattamente cosa voleva, chiese al pap\u00e0 se poteva comprarlo. Non ricordo di che cosa si trattasse, ma quando il padre gli chiese quanto costava notai che non erano proprio due soldi, anzi\u2026 Il Maestro si ferm\u00f2, e con un gesto misurato e direi quasi teatralmente maestoso, tir\u00f2 fuori un grosso portafoglio, ne estrasse un\u2019altrettanto grossa banconota e gliela diede. <br\/>   <\/p>\n\n<p>Mentre Yeshi si affrettava ad entrare nel negozio, io dovevo probabilmente avere un\u2019aria piuttosto sorpresa, o forse stavo semplicemente assaporando un momento che non avevo mai conosciuto, dato che mio padre \u00e8 morto quando ero piccolissimo. Comunque sia, il Maestro si volse verso di me e, con quel fare che comunicava sempre molto pi\u00f9 delle parole, mi disse: \u201cEh, vedi, bisogna fare queste cose quando \u00e8 il momento giusto, perch\u00e9 se no dopo \u00e8 troppo tardi\u201d. Tutto mi sembr\u00f2 giusto e buono in quel momento.  <\/p>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L\u2019ufficio amministrativo<\/h3>\n\n<p>Una volta lo accompagnai in un ufficio amministrativo separato dell\u2019Universit\u00e0, un ambiente fatiscente e quasi sordido. Per me era come andare a fianco di un re, davvero, e persino mi sembrava assurdo che lui dovesse faticosamente fare le scale, andare in questo posto cos\u00ec squallido, e poi a fare che? Qualche bega riguardo a pagamenti mi pare, con una tipa che gli rispondeva a mezze parole, scostante, senza dargli nemmeno la minima importanza. Mi veniva quasi da urlare \u201cma lo sai chi hai di fronte, lo sai chi \u00e8 questa persona\u203d\u201d E lui gentile, senza fare una piega. Ma poi, avviandoci fuori, come sempre percependo in qualche modo i miei pensieri, mi guard\u00f2 in modo significativo, dicendomi qualcosa tipo \u201chai visto, vedi come sono le cose\u2026 Tu non pensavi, eh?\u201d. No, non lo pensavo\u2026     <\/p>\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/melong.online\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/10-e1705485685640-501x350.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30212\" style=\"width:658px;height:auto\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Giovanni Arca e George Quasha nel loro stand comune alla Fiera internazionale del libro di Francoforte nel novembre 1993.<\/figcaption><\/figure>\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">In treno<\/h3>\n\n<p>Tutte le semplici esperienze di una banale quotidianit\u00e0 si trasformavano in momenti speciali stando con il Maestro. Perch\u00e9? Perch\u00e9 Ch\u00f6gyal Namkhai Norbu era la pi\u00f9 speciale delle persone semplici e la pi\u00f9 semplice delle persone speciali, e niente poteva essere lo stesso in sua presenza. Perlomeno, questo era l\u2019effetto che faceva a me e, sono sicuro, a molti di noi.   <\/p>\n\n<p>I viaggi con il Maestro erano per me un momento atteso, quando prendevamo insieme l\u2019autobus per andare alla stazione e poi il treno. Lui scendeva a Formia e io continuavo per Roma. In treno cercavo di fare conversazione casuale, con effetti a volte esilaranti e a volte disastrosi. Non so come facesse a essere cos\u00ec paziente e gentile con me. Soprattutto verso gli inizi, reagendo probabilmente alla mia forte introversione, io ero a volte un pochino impertinente, e dato che non avevo un pedigree da circoli \u2018spirituali\u2019 di alcun tipo, n\u00e9 m\u2019impressionavano granch\u00e9 i titoloni Vajray\u0101na ero, diciamo cos\u00ec, poco ossequioso. Cos\u00ec una volta che in treno mi annoiavo da morire, e ce l\u2019avevo davanti tutto il tempo senza che profferisse parola, cominciai un gioco ridicolmente infantile (scalpitavo per un qualche tipo di scambio\u2026), e cos\u00ec gli dissi, impersonando un immaginario viaggiatore sconosciuto: \u201cScusi, ma lei \u00e8 Tibetano?\u201d         <\/p>\n\n<p>Ricordo molto bene momenti del genere in quei primi anni, quando ancora avevo il coraggio, o meglio un\u2019incosciente temerariet\u00e0, di mettermi a giocare con il leone. In casi come questo gli occhi del Maestro si posavano su di me come se il suo sguardo scendesse da un\u2019altezza incommensurabile, il viso scolpito in un\u2019immobilit\u00e0 monumentale, poteva letteralmente terrorizzare. Ma in un attimo tutto si scioglieva in una dolcezza che, adesso so, era plasmata dalla compassione.  <\/p>\n\n<p>Macchiettando in carattere mi rispose stando al gioco, in un tono ridicolmente chioccio: \u201cEh s\u00ec, io sono proprio Tibetano! Lei \u00e8 giornalista\u2026?\u201d. Dopo di che qualcosa nella mia mente fece un tale corto circuito da insegnarmi immediatamente, e profondamente, che giocare con il re dei giochi non \u00e8 mai un gioco. <\/p>\n\n<p>Un\u2019altra volta non avevamo trovato posto e stavamo tutti e due appiccicati a un finestrino del corridoio. Avevo l\u2019abitudine, da quando l\u2019avevo scoperto da ragazzino, di guardare fuori dal finestrino muovendo rapidamente gli occhi nello stesso senso di marcia. Normalmente, tutto ci\u00f2 che passa molto vicino al treno, come pali, cespugli e via dicendo, scorre via in una scia indistinta, ma quando si muovono gli occhi in quel modo, per un istante molto breve si pu\u00f2 vedere tutto perfettamente stabile di fronte a s\u00e9, come se il treno fosse immobile. Mentre lo facevo, con mia estrema sorpresa, il Maestro mi guard\u00f2 e, senza dire una parola, mi fece un cenno d\u2019assenso molto chiaro e marcato, come per comunicarmi che s\u00ec, quella era una cosa che poteva dare risultati \u2018interessanti\u2019; non so come potesse esserne accorto, n\u00e9 gli chiesi mai lumi al riguardo, ma mi sembr\u00f2 di capire bene qual era il senso che cercava di comunicarmi. Tutto poteva diventare Insegnamento con Ch\u00f6gyal Namkhai Norbu.      <\/p>\n\n<p>Una scenetta che ricordo sempre, e che ho raccontato spesso, \u00e8 una in cui il Maestro era sceso a Formia e noi (c\u2019era qualcun altro con me quella volta) come al solito stavamo col finestrino aperto per guardarlo e salutarlo fino all\u2019ultimo secondo, quando spariva nel sottopassaggio. Lui camminava lentamente, girandosi indietro e verso l\u2019alto, sorridendo per salutarci con il suo fare istrione, quando a un certo punto, orrore! Vedemmo che proprio dove stava per mettere il piede, sul gradino successivo, c\u2019era una lattina vuota. Non poteva accorgersene perch\u00e9 guardava verso di noi, n\u00e9 noi potevamo avvertirlo perch\u00e9 era troppo tardi e il suo piede era quasi l\u00ec. Ma all\u2019improvviso, quasi magicamente, un omino sbuc\u00f2 dal nulla e, rapidissimo, gli tolse la lattina praticamente quasi da sotto il piede, una frazione di secondo prima di quella che sarebbe stata quasi certamente una rovinosa caduta. Il Maestro si accorse di quanto stava per succedere, e a noi che ci sbracciavamo facendo segni come per dire comicamente \u201ceh, ma che esagerazione di protezioni c\u2019hai\u203d\u201d, stringendosi classicamente nelle spalle e sorridendo, vedemmo che ci elargiva il suo solito e ben noto \u201cChe ci posso fare\u2026?\u201d.      <\/p>\n\n<p>Tanti altri episodi che ricordo riguardano i non facili inizi di Merigar, divertenti situazioni conviviali, le \u2018storie notturne\u2019, la sua famosa Citroen Pallas, e tanti altri squarci di piccoli-grandi momenti a cui ho avuto il privilegio di assistere o di condividere con una tale straordinaria persona. Poi eventi decisamente non ordinari, ma che meritano maggiore riserbo, ed altri relativi al grande spessore culturale del Maestro. Ma per ovvie ragioni di spazio devo fermarmi qui. Prima per\u00f2 ho un\u2019ultima considerazione da fare.   <\/p>\n\n<p>Sebbene questi aneddoti possano dare l\u2019impressione di un certo casuale e amichevole cameratismo con Ch\u00f6gyal Namkhai Norbu, penso sia importante sottolineare come in ogni momento egli fosse sempre e soprattutto il Maestro, la cui intensa energia interiore era costantemente e potentemente presente. Una certa confidenza sviluppatasi negli anni non equivaleva ad essere \u2018amici\u2019, perch\u00e9 nemmeno per un istante egli abbandonava il ruolo e l\u2019impegno di essere guida per i suoi studenti. Anche se ci\u00f2 pu\u00f2 sembrare ovvio, desidero evidenziarlo come un aspetto fondamentale della mia esperienza, che mi ha fatto capire quanto seria e totale debba essere la dedizione di chi \u00e8 in grado, e decide, di trasmettere l\u2019Insegnamento. \u00c8 anche una rinuncia alla propria libert\u00e0 e indipendenza, con conseguenze che chiaramente si estendono anche ai familiari. Un sacrificio, insomma, che la realizzazione spirituale non rende comunque meno presente nella sua dimensione umana e sociale.     <\/p>\n\n<p>Lungi da me ogni intento di creare narrative di mitologia agiografica, ma questa \u00e8 semplicemente la mia esperienza, e una piccola parte di ci\u00f2 che posso volentieri condividere.<\/p>\n\n<p><em>Giovanni ha incontrato il Maestro nel 1978 all\u2019Orientale di Napoli, come professore di Tibetano e Mongolo. Negli anni ha partecipato alle prime attivit\u00e0 della Comunit\u00e0, dapprima informalmente, poi con incarichi di Gakyil e in particolare per molti anni come responsabile della Shang Shung Edizioni e varie attivit\u00e0 collegate. Vive con la sua famiglia e lavora come insegnante e ricercatore universitario a Melbourne, ed \u00e8 membro della Comunit\u00e0 australiana da quasi vent\u2019anni.  <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Arca racconta come ha conosciuto il Maestro nel 1978 all&#8217;Universit\u00e0 &#8216;Orientale&#8217; e alcuni dei momenti informali che ha condiviso con lui in quei giorni<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":48325,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_et_pb_use_builder":"off","_et_pb_old_content":"","_et_gb_content_width":"","_searchwp_excluded":"","footnotes":""},"categories":[1546,1545,1541],"tags":[],"class_list":["post-48352","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-come-ho-conosciuto","category-dal-passato","category-focus-it","et-has-post-format-content","et_post_format-et-post-format-standard"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48352","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=48352"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/48352\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/48325"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=48352"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=48352"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/melong.online\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=48352"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}