{"id":62102,"date":"2025-11-25T14:38:14","date_gmt":"2025-11-25T14:38:14","guid":{"rendered":"https:\/\/melong.online\/recensione-del-libro-il-garuda-doro-sempre-presente\/"},"modified":"2025-11-25T20:49:56","modified_gmt":"2025-11-25T20:49:56","slug":"recensione-del-libro-il-garuda-doro-sempre-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/melong.online\/it\/recensione-del-libro-il-garuda-doro-sempre-presente\/","title":{"rendered":"Recensione del libro \u2013 The Golden Garuda e Always Present"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>The Golden Garuda<br\/>The Extraordinary Life of Modern Day Mahasiddha Jigme Phuntsok Rinpoche<\/strong><br\/>di Khenpo Sodargye,<br\/>Shambhala Publications 2025,<br\/>pp. 245, ISBN 9781645473190<\/h4>\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\"><strong>Always Present \u2013 The Luminous Wisdom of Jigme Phuntsok<\/strong><br\/>A cura di Khenpo Sodargye,<br\/>Shambhala Publication 2015,<br\/>pp. 130, ISBN 9781559394505<\/h4>\n\n<p><strong>Recensioni di Alexander Studholme<\/strong><\/p>\n\n<p>Le vite di molti dei grandi lama che seguirono il Dalai Lama in esilio nel 1959 sono ben documentate. Molto meno si sa di coloro che rimasero nel Tibet occupato dalla Cina: le informazioni tendono ad essere frammentarie e spesso disperatamente tristi. In questo contesto, quindi, spicca <em>The Golden Garuda<\/em>, la biografia di Khenpo Jigme Phuntsog (1933-2004). \u00c8 un monumento al successo spirituale, un resoconto dettagliato di un incredibile maestro buddista che, nonostante le difficolt\u00e0 del suo tempo e del luogo in cui viveva, \u00e8 stato in grado di realizzare cose incredibili. Durante il loro incontro a Dharamsala nel 1990, il Dalai Lama lo defin\u00ec semplicemente \u201cil protettore del Dharma nella Terra delle Nevi\u201d.    <\/p>\n\n<p>Khenpo Jigme era famoso soprattutto per aver fondato Larung Gar, un insediamento religioso situato in una remota valle del Tibet orientale, che negli anni \u201990 era diventato letteralmente la pi\u00f9 grande istituzione buddista del mondo, sede di migliaia di praticanti e luogo di formazione di una nuova generazione di insegnanti buddisti. Come ci\u00f2 sia stato possibile rimane in gran parte inspiegabile: si tratta essenzialmente di una devota agiografia, scritta da un discepolo stretto, in cui la politica raramente fa capolino. I primi capitoli descrivono gli orrori della Rivoluzione Culturale, dalla quale Khenpo Jigme \u2013 continuando a indossare la sua veste monastica, sebbene sotto i suoi abiti esterni \u2013 emerge miracolosamente illeso. Ma da quel momento in poi le autorit\u00e0 cinesi si fanno notare solo per la loro assenza.   <\/p>\n\n<p>Era davvero un uomo rinascimentale, un uomo dai molti aspetti e sfaccettature. Nelle prime foto \u2013 corpulento, con lineamenti marcati e avvolto in abiti foderati di pelle di pecora \u2013 Khenpo Jigme sembra pi\u00f9 un pugile dei pesi massimi che un maestro spirituale. Pi\u00f9 tardi, pu\u00f2 sembrare gentile, quasi materno. Studioso esperto dei primi testi indiani, era in grado di sconfiggere i geshe Gelugpa nei dibattiti, mentre era anche, a quanto si legge, uno dei pochi lama rimasti in Tibet in grado di insegnare autenticamente lo Dzogchen. Era un prolifico terton: le pagine della biografia sono piene di descrizioni della meravigliosa scoperta di pietre, statue e scrigni del tesoro. I sariras, perle soprannaturali, \u201cspesso cadevano dal cielo\u201d durante i suoi insegnamenti.     <\/p>\n\n<p>All\u2019interno di una ricca vita visionaria, si identific\u00f2 come il figlio di un ministro del re Gesar, il mitico guerriero tibetano del Dharma. Uno dei passaggi pi\u00f9 coloriti del libro racconta un sogno in cui entra nella corte del re Gesar \u2013 \u201cun palazzo costruito con gioielli preziosi\u201d \u2013 dove incontra una bella ragazza Khampa, che gli canta una bellissima canzone vajra. Un altro capitolo descrive come egli raduni una grande folla per aprire un \u201cportale terma\u201d attraverso il quale i fedeli possono entrare direttamente in un regno puro. Inoltre, egli spera di consentire \u201cai ricercatori scientifici di testimoniare questo sostanziale mistero buddista con i propri occhi\u201d. Quando non riesce a realizzare questa straordinaria ambizione, piange.    <\/p>\n\n<p>Emergono alcuni temi ricorrenti: numerosi incontri con Guru Padmasambhava e Mipham, una delle figure centrali del movimento non settario rimed del Tibet dell\u2019inizio del XX secolo; la devozione a Manjushri, il Bodhisattva della Saggezza, e a Yamantaka, la forma irata di Manjushri; l\u2019enfasi sulla preghiera di aspirazione Mahayana di Samantabhadra e, infine, sulla pratica Vajrayana di Vajrakilaya, la divinit\u00e0 yidam di Terton Lerab Lingpa, il lama che si dice essere la precedente incarnazione di Khenpo Jigme.<\/p>\n\n<p>\u00c8 sorprendente che, nonostante tutte queste attivit\u00e0 tipiche dei <em>mahasiddha<\/em>, Khenpo Jigme rimase un monaco. Prese i voti a quattordici anni e fu intronizzato come lama qualificato all\u2019et\u00e0 di ventiquattro anni. In questo momento cruciale, avrebbe potuto tornare alla vita mondana. Apparve una donna \u2013 \u201cdi una bellezza mozzafiato\u201d \u2013 che annunci\u00f2 di essere una dakini con forti legami karmici con lui e che, prendendola come sua consorte, avrebbe notevolmente aumentato i suoi poteri spirituali. Con grande disappunto di alcuni suoi colleghi lama, che sostenevano che una consorte fosse davvero benefica per la vita di un terton, Khenpo Jigme la rifiut\u00f2. Egli insistette sul fatto che per lui era pi\u00f9 importante mantenere l\u2019immagine di un monaco puro in un\u2019epoca, come diceva lui, in cui troppi individui mediocri \u201cpraticano il cosiddetto <em>yoga della consorte<\/em> per il loro desiderio egoistico e la loro lussuria\u201d.     <\/p>\n\n<p>Questa enfasi sul mantenimento della purezza del <em>sangha<\/em> non rese Khenpo Jigme pi\u00f9 popolare. Nel 1985, in segno della sua autorit\u00e0, fece circolare una lettera aperta ai monasteri di tutto il Tibet orientale, affermando che tutti i monaci dovevano mantenere i loro voti in modo puro. \u201cDopo la rettifica\u201d, osserv\u00f2 pubblicamente, \u201cmolte persone mi odiavano profondamente e mi calunniavano senza motivo\u2026 [ma] se non fosse stato introdotto alcun intervento, il buddhismo sarebbe stato condannato se fosse rimasto cos\u00ec com\u2019era\u201d. Le sue riflessioni su questo tema si trovano anche in Always Present, un breve volume che raccoglie i suoi insegnamenti. In esso, egli mette in guardia a lungo dai pericoli rappresentati dai monaci illusi, corrotti e avidi e dai falsi tulku, aggiungendo con modestia che non ha mai pensato di essere la vera reincarnazione di Lerab Lingpa.    <\/p>\n\n<p>Khenpo Jigme Phuntsok non si limit\u00f2 a far rivivere, mantenere e sorvegliare la tradizione buddhista, ma fu anche creativo e lungimirante. Introdusse nella sua comunit\u00e0 un numero senza precedenti di monache per il Tibet orientale, conferendo ad alcune di loro il grado pi\u00f9 alto di <g id=\"gid_0\">khenmo<\/g>, consentendo loro cos\u00ec di diventare insegnanti a pieno titolo. E, cosa forse ancora pi\u00f9 significativa, nel 1986 inizi\u00f2 a incoraggiare uomini e donne cinesi a venire a Larung Gar per praticare il Dharma.  <\/p>\n\n<p>Per entrare in contatto con il pubblico cinese, Khenpo Jigme guid\u00f2 diversi gruppi di migliaia di devoti in alcuni dei principali luoghi di pellegrinaggio buddisti cinesi, come il Monte Emei e il Monte Wutei, dove commission\u00f2 molte statue di Guru Padmasambhava. Poi, verso la fine della sua vita, Khenpo Jigme propag\u00f2 con fervore la pratica di recitare il nome del Buddha Amitabha coltivando l\u2019intenzione di rinascere nella sua Terra Pura: una forma di buddhismo Mahayana che, pur essendo un elemento consolidato del sistema tibetano, \u00e8 ovviamente molto popolare anche in Cina. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le vite di molti dei grandi lama che seguirono il Dalai Lama in esilio nel 1959 sono ben documentate. 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