
AngelicA – Centro di ricerca musicale / Teatro San Leonardo
Mercoledì 26 novembre 2025
Namkhai Yeshi MUSIC OF THE PRESENT TIME
EMDS6 (2024, 8’42”); varie tecniche di sintesi, quadrifonico
Assonaggio (2023, 8’11”); suoni sintetizzati e reali, stereo esteso
Union of Sun and Moon (2025, 30’39“); suoni sintetizzati e reali, elettronica dal vivo, quadrifonico
Turing Complete (2021, 6’09”); suoni orchestrali disposti in uno spazio immaginario, stereo
Namkhai Yeshi computer Alessandro Di Maio elettronica dal vivo
musica di Namkhai Yeshi
a cura di Massimo Golfieri
Music of the present time
Namkhai Yeshi e Alessandro Di Maio al Teatro San Leonardo di Bologna
Articolo di Tatiana Gambetta
Il concerto di Namkhai Yeshi e Alessandro Di Maio al Teatro San Leonardo di Bologna è il risultato di una rete di relazioni, esperienze di ascolto e affinità che si sono sviluppate spontaneamente, quasi inevitabilmente, nel corso del tempo.
Il mio primo incontro con l’insegnamento di Yeshi è avvenuto a Merigar West, durante i ritiri degli ultimi anni. Il suo linguaggio essenziale e diretto, profondamente radicato nel presente, ha reso lo Dzogchen immediatamente vivo e accessibile, non solo a chi già faceva parte della Comunità, ma anche a persone a me care, provenienti dal mondo creativo e artistico, senza alcuna precedente esperienza nel buddhismo o nella meditazione.
Dopo quei ritiri, è stato naturale continuare a condividere questa esperienza al di fuori del contesto strettamente spirituale, portandola nel mondo dell’arte contemporanea e della ricerca.
Questo percorso mi ha portato a incontrare Massimo Golfieri, fotografo e amico di lunga data che da oltre trent’anni cura l’identità visiva dell’AngelicA Festival, festival internazionale di musica contemporanea. AngelicA è nato a Bologna nel 1991 come spazio dedicato alle espressioni più sperimentali della musica contemporanea. Non è solo un festival, ma un vero e proprio laboratorio di ascolto: concerti, incontri, workshop, cinema e produzioni discografiche coesistono in un’idea di musica intesa come esplorazione, come esperienza, che va oltre i modelli di ascolto consolidati. Dal 2011 il Teatro San Leonardo è diventato la sua sede, trasformandosi in un Centro di Ricerca Musicale, un luogo vivace frequentato da un pubblico eterogeneo.


È proprio in questo contesto, così affine alla ricerca di Yeshi, che il dialogo ha cominciato a prendere forma. Attraverso l’ascolto condiviso, le conversazioni informali e l’attenzione comune alla qualità dell’esperienza, è emersa chiaramente una profonda risonanza tra il lavoro musicale di Yeshi e lo spirito di AngelicA. Alcune composizioni condivise su SoundCloud hanno profondamente impressionato Massimo Simonini, direttore artistico del festival, che ha riconosciuto nella musica di Yeshi non solo una sofisticata ricerca formale, ma anche l’uso del suono come veicolo di conoscenza e di esperienza diretta. Ciò ha portato all’invito a presentare Musica del tempo presente, un concerto che ha visto Yeshi al computer e Alessandro Di Maio alla live electronics, in un dialogo intenso e calibrato.
La serata ha riunito un pubblico eterogeneo, tra cui molti membri della Comunità Dzogchen, frequentatori abituali di teatro e appassionati di musica sperimentale e contemporanea. È stata un’esperienza di ascolto condivisa ma profondamente individuale, come spesso accade quando il suono diventa un’esperienza viva.
Le composizioni EMDS6, Assonaggio, Union of Sun and Moon e Turing Complete hanno costruito veri e propri paesaggi interiori. Suoni che evocavano immagini primordiali, legate agli elementi: acqua, vento, movimento nello spazio. Vibrazioni capaci di agire fisicamente sul corpo, trasformandolo dall’interno. Non una narrazione guidata, ma un viaggio.
Rilassandosi, lasciandosi toccare senza cercare di controllare l’esperienza, il suono sembrava raggiungere luoghi intimi e spesso sconosciuti. Luoghi in cui, nonostante partissero da percezioni diverse, molti riconoscevano qualcosa di essenziale e comune. Un riconoscimento silenzioso, non concettuale, che non ha bisogno di essere descritto o confrontato.
Ed è proprio qui che le parole di Yeshi trovano la loro piena realizzazione:
“L’obiettivo finale della mia ricerca musicale è di natura spirituale: voglio che il pubblico, nel momento dell’ascolto, che considero il momento della vera interpretazione artistica, non solo sia trasportato in un mondo immaginario, ma sviluppi una presenza viva e sia portato a riflettere su se stesso”.
Durante il concerto, questa intenzione non è rimasta una dichiarazione teorica, ma si è manifestata come esperienza concreta. Non si trattava di “capire” la musica, né di interpretarla secondo categorie estetiche o culturali, ma di “essere lì”, pienamente presenti, mentre il suono agiva. Ogni esperienza di ascolto era diversa, diversa quanto le condizioni interiori di ciascuno, e proprio per questo autentica.

La musica acusmatica di Yeshi, decontestualizzata e priva di riferimenti strumentali tradizionali, combinata con la spazializzazione e l’intervento dal vivo di Alessandro Di Maio, ha chiarito come il suono possa diventare un mezzo diretto di conoscenza. Non qualcosa da afferrare, ma qualcosa che passa attraverso di noi, aprendo spazi di consapevolezza.
In questo senso, il concerto al Teatro San Leonardo è stato un chiaro esempio di come la conoscenza antica possa essere espressa attraverso linguaggi contemporanei, parlando direttamente all’esperienza dell’ascoltatore. Un incontro riuscito, in cui musica, presenza e comunità hanno trovato una naturale unità, lasciando in molti il desiderio di continuare ad ascoltare, non solo con le orecchie, ma con tutto ciò che siamo.
Concerto di Namkhai Yeshi a Bologna
Articolo di Marco Baseggio
La sera del 26 novembre, nello spazio del Teatro San Leonardo di Bologna (una ex chiesa particolarmente suggestiva) ho ascoltato il concerto di Namkhai Yeshi, che era accompagnato nella sua esecuzione da Alessandro di Maio.
Namkhai Yeshi, prima di iniziare il concerto ha dichiarato al pubblico che l’intento del suo lavoro musicale è quello di indurre l’ascoltatore in una condizione contemplativa ed in effetti l’esperienza di quella serata è stata per me particolarmente intensa proprio per il percorso esperienziale che è conseguito all’ascolto.
Arrivavo da una giornata piuttosto impegnativa, così mi sono messo in una condizione, per quanto possibile di ascolto rilassato e consapevole e, in tal guisa, ho potuto sentire bene come i suoni, le vibrazioni che giungevano alle mie orecchie e quindi alla mia mente gradualmente, ma decisamente, scioglievano una dopo l’altra le tensioni della giornata. Restando nell’ascolto dei suoni che giungevano ed al contempo delle sensazioni ed emozioni che si manifestavano nella mia condizione personale, in una continuum di risonanze dall’esterno all’interno, sono entrato in profonda connessione con la mia natura più autentica. In quei momenti ho avuto la sensazione che Yeshi ad Alessandro percepissero in qualche modo le nostre reazioni più intime e dialogassero in qualche modo con noi del pubblico: dall’esterno all’interno e viceversa dall’interno all’esterno.
Il culmine della mia esperienza è stato quando ho avuto la chiara percezione di essere in contatto con lo spazio, oserei dire del puro cielo: è stata una esperienza di profonda libertà, avvenuta più o meno verso i tre quarti del concerto, è la prima volta che ho l’occasione di raccontare questa mia esperienza. Poi, gradualmente, condotto dai suoni magistralmente eseguiti da Yeshi ed Alessandro, questa mia esperienza di totale allineamento tra suono esterno ed interno e di profonda apertura, si è modificata. In qualche modo la visione è tornata ad essere più “relativa” meno totalizzante, pur rimanendo una profonda sensazione di naturale e molto concreto rilassamento.
Un’esperienza ,allo stesso tempo, di pratica e di ascolto, a teatro, insieme ad un pubblico misto di persone della Comunità Dzogchen e non. Molto bello! Sono davvero grato a Yeshi e ad Alessandro per avere potuto essere parte di questo evento. Spero di poter partecipare ancora ad eventi simili.

Addendum di Namkhai Yeshi
Il concerto si è svolto nell’ambito del Festival ANGELICA, giunto alla sua 35ª edizione e ampiamente riconosciuto per il suo impegno di lunga data nella ricerca musicale. Il festival è stato una piattaforma significativa per la musica elettroacustica: in particolare, Karlheinz Stockhausen vi si è esibito poco prima della sua scomparsa e il festival gli ha commissionato due opere.
https://aaa-angelica.com/aaa/ee-extra-eventi/stockhausen-dissonanze
https://aaa-angelica.com/aaa/festival/edizione-festival-2015/stockhausen-secondo-giorno
Tutti i brani sono stati adattati per una configurazione quadrifonica (quattro altoparlanti) con il supporto di due esperti tecnici del suono, Lorenzo e Lilli, e sono stati riprodotti dal mio dispositivo. Sia Alessandro che io abbiamo lavorato utilizzando Ableton Live con Push 3. I brani fissi, ovvero quelli non eseguiti dal vivo ma precedentemente mixati e spazializzati appositamente per la diffusione quadrifonica, sono stati riprodotti dal mio Push 3 tramite quattro canali audio separati e indirizzati direttamente al mixer della sala.
Il brano Union of Sun and Moon è stato eseguito dal vivo insieme ad Alessandro, che utilizzava anch’egli un laptop collegato a un Push 3. Abbiamo concordato in anticipo una serie di vincoli formali e creato diversi clip audio progettati per funzionare in modo coerente insieme; tuttavia, in accordo con la partitura, non abbiamo ascoltato l’output dell’altro durante l’esecuzione.
Quando ho composto questo brano alcuni anni fa, non avevo ancora determinato un metodo concreto per eseguirlo. In questo senso, il processo ricorda l’improvvisazione jazz modale: si dedica tutta la propria esperienza di vita a un insieme limitato di suoni, confidando che ne emerga qualcosa di significativo, anche se la sua forma finale è sconosciuta. La struttura che abbiamo seguito si ispira all’immagine allegata, che è la partitura vera e propria. È destinata a quattro musicisti di qualsiasi provenienza o strumento, che si alternano nei ruoli in modo circolare, simile a un mandala.
Infine, abbiamo anche incorporato due strumenti analogici, i Chromaplanes, per testare un concetto compositivo che costituirà la base di una prossima installazione per il MACO, la cui inaugurazione è prevista in occasione del suo anniversario.




