Possano gli esseri dotati di un corpo ascoltare
il flusso continuo del suono del dharma
da tutti gli uccelli, gli alberi, i raggi di luce
e perfino dal cielo
(Shantideva)
Proprio come un corvo che vola da una vela
Ritorna ad essa dopo aver girato in cerchio e dopo essersi librata,
così una mente appassionata che insegue la scia del pensiero
Ritorna alla purezza primordiale della mente.
(Saraha)
La scorsa domenica, 4 Settembre, all’interno del ciclo dei Racconti in biblioteca a Merigar, si è tenuto un incontro con Fabian Sanders per approfondire il simbolismo che gli uccelli ricoprono nel mondo buddhista e nell’immaginario tibetano. Gli uccelli sono stati il filo conduttore dell’edizione 2022 dei Racconti in Biblioteca. Il tema è stato ispirato innanzitutto dall’interesse sempre dimostrato dal Maestro Chögyal Namkhai Norbu per gli uccelli e per i loro canti; in particolare quando si trovava nella sua casa di Gadeling vicino a Merigar, il Maestro adorava ascoltare il canto di uccelli e uccellini che riempiono la vallata la mattina presto.
Gli uccelli, nelle loro svariatissime forme, rivestono un ruolo di grande importanza nella letteratura e nella simbologia Buddhista. In generale, oltre al valore simbolico che varia a seconda della specie, il loro procedere nel cielo senza lasciare traccia si presta a molti paralleli ed è fonte di potenti metafore; inoltre, al loro comportamento è tradizionalmente attribuito un valore inconsapevolmente divinatorio.
Alcuni uccelli hanno una simbologia molto spiccata che deriva dal loro aspetto e comportamento. Nell’incontro abbiamo parlato estesamente del corvo, il cui colore nero veicola una simbologia prevalentemente inauspiciosa, ma che ha anche un legame con il protettore Mahakala, di cui esiste una forma con il volto di corvo, e con Rahula, considerato anche demone dell’eclissi, che ha la testa di un corvo in cima alla propria pila di teste. L’avvoltoio invece, malvisto in Occidente, è molto apprezzato in ambito buddhista sia per la sua caratteristica di non prendere le vite per nutrirsi, giacché si nutre solo esseri già morti, sia perché si dice che non differenzi ciò che mangia, e questo lo rende simbolo del ro snyoms,l’unico sapore che il praticante dovrebbe percepire a fronte di qualsiasi “pasto” il samsara gli presenti. Inoltre, si considera che l’avvoltoio voli più in alto di tutti gli uccelli. Le sue piume sono molto usate; ornano, ad esempio, il copricapo di Padmasambhava, e si narra crebbero spontaneamente sul capo del Rigdzin Godemcen (1337-1409), maestro e tertön il cui nome significa proprio “colui che ha le piume di avvoltoio”
Il cuculo è strettamente connesso all’arrivo della primavera e al risveglio della natura, in India come in Tibet, e rappresenta così il risveglio; tuttavia, la sua caratteristica di uccello parassita è spunto di metafore sull’ingannevolezza del mondo materiale, giacché la madre “adottiva” che lo nutre credendolo proprio, diventa come coloro che cercano la felicità in ciò che è al di fuori.
Riguardo il pavone, si considera derivi il colore blu elettrico del proprio collo dalla capacità di trasformare il veleno di serpenti, insetti e piante di cui si ciba; così, la pratica della grande Pavonessa (Mahamayuri) protegge dall’avvelenamento sia materiale che spirituale. Le piume della sua coda, con gli splendidi thigle colorati, completi e luminosi, diventano il simbolo di ciò che è già perfetto, senza alterazione alcuna.
Il cigno, a propria volta, sarebbe in grado di separare il latte che è stato mescolato con l’acqua, e quindi simboleggia la saggezza discriminante e appare in diversi episodi e testi cllegati al Buddha.
Nell’occasione sono state esposte alcune opere di Giorgio Dallorto relative al tema degli uccelli.
Il canto del cuculo, acrilico su tela

Dipinto con i Sei Versi del vajra, noti in tibetano anche con il titolo Rigpai Khujug (Il cuculo della presenza istantanea) in calligrafia tibetana Uchen. I versi sono disposti in due cerchi concentrici e si dipanano nel cielo di Merigar; nella parte inferiore del quadro è raffigurato il Monte Labro, lo Stupa di Merigar e, in primo piano sulla destra, il cuculo himalayano.
La natura delle diverse cose non è duale
Ma ciascuna, nel suo stato, è al di là dei limiti della mente.
Della condizione “come è” non c’è concetto
Ma la visione si manifesta: tutto è bene.
Tutto è già compiuto, perciò, superata la malattia dello sforzo,
Ci si trova nello stato autoperfezionato: questa è la contemplazione.
(I sei versi del Vajra, da: Dzog-Chen, Namkhai Norbu, Ubaldini Editore)
La grù bianca, acrilico su tela

Paesaggio tibetano con poesia attribuita al Sesto Dalai Lama Tsangyang Gyatso (1683-1706?) in calligrafia tibetana Uchen. Figura unica nella storia tibetana, il Sesto Dalai Lama compose due collezioni di poesia, in genere quartine in versi senari. La celebre quartina presente nell’opera è stata tradizionalmente interpretata come una predizione del luogo in cui il Sesto Dalai Lama sarebbe rinato. Il Settimo Dalai Lama fu infatti identificato a Lithang, nel Tibet orientale.
Uccello, bianca gru
Prestami il dono dell’ali
Non andrò a inoltrarmi lontano
Da Lithang ritornerò.
Il cristallo e la piuma, acrilico su carta nepalese

Versi tratti da opere di Chögyal Namkhai Norbu trascritti in calligrafia tibetana Uchen riguardanti le tre Saggezze (essenza, natura e potenzialità) secondo l’insegnamento Ati o Dzogchen, accompagnati dal cristallo, simbolo della purezza primordiale, e la piuma di pavone, simbolo dell’autoperfezione, anch’essi punti cardine dell’insegnamento Dzogchen.
Versi in caratteri oro:
L’essenza di tutti i fenomeni è pura sin dall’inizio.
La natura di tutto ciò che appare è autoperfezionata.
La potenzialità onnipervadente è senza interruzione.
La saggezza dell’Ati è la perfezione totale.
A A A
Versi in caratteri argento:
Tutto ciò che appare ed esiste si manifesta
nella condizione della saggezza
A LA LA EMAHO
Gli incontri precedenti relativi al tema degli uccelli e dei volatili in generale hanno avuto carattere naturalistico, e sono stati organizzati con i preziosi esperti del GOM – Gruppo Ornitologico Maremmano – Studi naturalistici “A. Ademollo”, una organizzazione di volontariato che realizza studi e ricerche su fauna, flora e ambienti naturali – soprattutto l’avifauna della Provincia di Grosseto -, anche a fini di conservazione.
Ornitologico Maremmano. Nell’occasione è stata anche allestita la mostra fotografica Nei cieli di Merigar, che documenta alcune delle varietà presenti in zona grazie a foto, tutte scattate a Merigar, dei fotografi Giacomo Gentiluomo e Riccardo Sirna. Insieme alle foto, abbiamo predisposto le didascalie descrittive fornite dal GOM – Gruppo Ornitologico Maremmano cui abbiamo abbinato i canti degli uccelli che si possono ascoltare utilizzando i qr code.

Mostra fotografica “Nei cieli di Merigar”.
Abbiamo scoperto che dalle osservazioni effettuate dagli ornitologi si può ritenere che circa 160 specie di uccelli siano presenti nell’area di Merigar e nelle zone circostanti, come il Monte Labbro e i rilievi vicini. In particolare, la zona di Merigar è importante dal punto di vista ornitologico soprattutto per la presenza di specie come l’albanella minore, che nidifica in queste zone, e di passeriformi come l’averla piccola , in calo numerico in Italia. Un’interessante curiosità è legata anche al fatto che, tra le specie presenti nell’area, ve ne siano alcune riconducibili ai protagonisti del testo buddhista L’insegnamento di uccelli, opera in cui il cuculo, manifestazione di Avalokiteśvara, trasmette l’insegnamento del Buddha al popolo alato.
Luca ci ha presentato le diverse specie presenti sul territorio e ha poi guidato una passeggiata lungo il sentiero verso Arcidosso, individuando insieme ai partecipanti alcune delle specie descritte.

I partecipanti aspettano di sentire i richiami ultrasonici dei pipistrelli fuori la Biblioteca
Il secondo incontro con gli esperti del GOM ci ha portato nei cieli notturni, alla ricerca dei chirotteri, gli unici mammiferi volanti. È stato estremamente interessante scoprire di più su questi esseri particolarissimi e poi passeggiare nel buio insieme all’esperto Marco Dragonetti che, con il suo bat-detector, ha reso udibili gli ultrasuoni dei chirotteri in volo.
Poco tempo dopo abbiamo ricevuto l’analisi delle registrazioni, di cui ecco alcuni estratti:
“Le specie rilevate con il bat-detector sono: Pipistrellus kuhlii e Pipistrellus Pipistrellus, con una tendenza alla prevalenza di quest’ultima specie. E’ interessante notare che in molte altre zone della provincia di Grosseto si osserva il fenomeno contrario, con una netta prevalenza di Pipistrellus kuhlii e, in alcuni casi, una completa assenza dell’altra specie […] Dato che le prime registrazioni di entrambe le specie sono state ottenute alle 20.30 circa, cioè circa 15 minuti dopo il tramonto, è praticamente certo che quegli individui uscivano da rifugi presenti in loco, probabilmente negli anfratti di qualche edificio del Merigar. […] Quindi, anche se con un numero relativamente basso di individui, si può ritenere attendibile la presenza di qualche sito riproduttivo delle due specie sopra citate nella zona del Merigar. A questo proposito va considerata la possibilità di un’azione di conservazione, predisponendo in posizioni strategiche alcuni rifugi artificiali (bat-box), dato che sia Pipistrellus kuhlii, sia Pipistrellus Pipistrellus sono abituali frequentatori di questo tipo di rifugi, sia per la riproduzione, che per il riposo autunnale/invernale.”
Il tema degli uccelli sarà protagonista anche del prossimo racconto dal titolo Dove cantano gli uccelli: incontro di poesia Haiku, un’introduzione al genere poetico dell’haiku con lettura di opere in lingua originale e in traduzione con Paola Peruzzi e Jun Nakazawa. Il filo conduttore per la scelta degli haiku presentati sarà proprio quello degli uccelli e a seguire, esperimento di scrittura e lettura dei componimenti dei partecipanti.
Racconti in biblioteca è una rassegna costituita di diversi eventi di promozione culturale organizzati da Merigar sia nelle proprie strutture, in particolare in Biblioteca, sia nella Sala Consiliare o al Castello ad Arcidosso. Con temi molto diversi fra loro, dalla mente nel Buddhismo fino alla danza indiana, passando per la poesia tibetana, le biografie dei maestri, il luoghi sacri e tanto altro, in questi anni abbiamo fatto conoscere Merigar, la biblioteca e alcuni temi di base dell’insegnamento a un numero sempre maggiore di persone, ampliando e diversificando la nostra offerta culturale nel territorio.
Scritto da Margherita Pansa
Immagine in evidenza: Harrier. Di Giacomo Gentiluomo
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