Dal 4 al 6 gennaio 2026 Merigar ha ospitato nel Gonpa un ritiro di Danza del Canto del Vajra, focalizzato sulla prima parte della Danza. L’occasione era di unire i partecipanti, principianti di tre corsi, che si stanno svolgendo in questi mesi in diversi luoghi in Italia (Roma – Venezia – Merigar), e praticanti esperti per tre giornate di intense sessioni.

Abbiamo chiesto a due partecipanti di scrivere qualcosa sulla loro esperienza in queste giornate. Sono due punti di vista diversi, uno è di una praticante esperta che abita in zona Merigar e uno è di una praticante di Roma che ha scoperto la danza da pochi mesi.

Ritiro di pratica della prima parte della Danza del canto del Vajra di Lucia Della Libera

Dal 4 al 6 gennaio 2026 è stata offerta a Merigar una magnifica occasione di ripassare e praticare la Danza del Canto del Vajra fino alla strofa di “ kelanam”. I praticanti, numerosi, una trentina circa, si sono impegnati con entusiasmo sui due mandala predisposti nel Gonpa.

Questo ripasso è stato organizzato nello specifico per dare la possibilità di acquisire sempre maggiore sicurezza nella pratica ai partecipanti dei corsi partiti in parallelo a Merigar, dove il corso è condotto da Cosimo di Maggio, e a Roma, dove il corso è condotto da Rita Renzi e Christiane Rhein. Al ritiro hanno comunque preso parte anche danzatori più esperti che hanno potuto godere di questo tempo per affinare alcuni dettagli e praticare in maniera intensiva.

Rita Renzi ci ha guidato e supportato con delicatezza e precisione fugando i nostri dubbi e correggendo le nostre imprecisioni. Ci ha invitato a praticare senza musica come supporto ma usando semplicemente la nostra voce per cantare. Lo scopo di questo metodo è quello di meglio identificare il tempo e la coincidenza tra sillaba e movimento corrispondente sul mandala facendone un’esperienza vivida. Giovanna Natalini, come musicista, ci ha aiutato per una corretta intonazione del Canto.

Man mano che le ore si susseguivano abbiamo potuto immergerci sempre più profondamente nella pratica, trovare maggiore sintonia con i compagni e rilassarci.
Il clima del gruppo è stato collaborativo e molto partecipato, ci siamo alternati in modo che ognuno avesse posto sul mandala.

Abbiamo concluso il ritiro con un senso di soddisfazione e gratitudine e con il desiderio di avere sempre nuove occasioni simili!

Grazie Rita, grazie Gakil, grazie Geko!

Ritiro di danza vajra_merigar_gennaio 2026

IL COLORE DELLA NEVE di Lidia Riviello

Sei fortunata è proprio vicino casa tua! Questo il messaggio che un’amica con cui ho condiviso lo splendente habitat e l’esperienza vitale a Dzamling Gar nell’estate del 2025 mi inviò mentre mi trovavo a Santa Cruz per rintracciare un bagaglio apparentemente perduto. Quel messaggio aperto, entusiasta, si riferiva alla grande occasione di iscrivermi al corso di Danza del Canto del Vajra a Roma a ridosso del mio ritorno da Dzamling Gar e che avrebbe avuto inizio a ottobre per cinque mesi con Rita Renzi , Christiane Rhein e Giovanna Natalini a Zhenphenling, a Roma.

Questa chance incontrò perfettamente, simultaneamente, un certo mio senso di spaesamento sul ritorno a Roma dopo il lungo, intensissimo periodo di trasmissione, pratiche, ritiri e non conoscendo ancora Zhenpenling. Sicura comunque dello stato in cui mi trovavo- a casa- scivolai a settembre, verso direzione Via dei Marrucini, e dopo un mese, a ottobre, ecco il magnifico mandala di Zhenpeling, felicemente occupato da presenze, voci, suoni, respiri, movimenti, sguardi. Era quello il corso, quello della fortuna, perché si manifestava a casa e non solo nel senso di quartiere, San Lorenzo, a Roma, dove abita mia madre. Grata al Maestro, inizio i passi.

I primi passi

Non c’è un primo passo mosso sul mandala di Zhenphenling il 4 ottobre ma come le impronte sulla neve i passi sono ovunque come quelli, appunto, sulla neve e che evocano un infinito sensibile, sottile, e che richiama la presenza del bianco incontaminato. Sottosopra una dimensione corporea, oltre. Avevo osservato tutta l’estate a Dzamling Gar il Thun della Danza del Canto del Vajra, mi ero mossa sul mandala mentre la luce naturale del Gar irradiava ogni movimento e spostamento dei praticanti e durante i corsi e le pratiche quotidiane lo spazio naturale si fondeva nel visualizzare all’interno ogni frazione di suoni e movimenti di canto e danza.

E quando mi sono trovata sul mandala nel corso di ottobre in qualche modo il movimento sul mandala è diventata una ulteriore esperienza e la continuità naturale di trovarmi ora e li (qui) non mi ha sorpresa ma assorbita come un senso acustico del corpo, come se la mia disarticolata esperienza nella vita di muovermi così iperattiva e instancabile ritrovasse ogni punto lasciato attivo ma in attesa ancora prima dell’infanzia del ricordo, un passo prima.

Non esattamente una sensazione, di più, una esperienza attiva in me. Ogni ripasso ogni apprendimento del suono, ogni sillaba corrispondente a un movimento, tutti gli istanti possibili tonificavano la fragilità e la fragilità tonificava la mobilità facendomi riconoscere cosa fosse la presenza, la gravità, l’equilibrio. Riconoscere durante questo corso la mia condizione in questo caso per me ha assunto la connotazione pratica di non dover essere nella rappresentazione ma di ritrovarmi di mostrarmi e non dimostrarmi. Per me una evoluzione e un ritorno allo stesso tempo e spazio con gli altri. Gli altri, la comunità, che ho riconosciuto, che ho sempre cercato e proposto nelle mie pratiche della vita in tutte le sue declinazioni.

Grazie all’aiuto delle insegnanti, degli amici, quell’incoraggiamento di Rita Renzi ‘hai appena cominciato’ era come se, associato al suo semprepresente sorriso, mi muovesse verso un ‘hai sempre cominciato’, dandomi un altro la, con gli esercizi di voce di Giovanna Natalini così essenziali e profondi e di Christiane Rhein che ha mosso continuamente, ravvivando una dinamica della presenza .

Ho continuato, consapevole dei tanti errori, della mia distrazione a volte uscendo e osservando, ma restando sempre dentro ‘usando’ il desiderio per il mandala in una visualizzazione della chiarezza del mio stare, del mio stato. Eppure continua disse un amico a Dzamling Gar quando mi vide non cedere al timore, seppur naturale, di un giudizio degli altri amici praticanti davanti ai miei movimenti in erba e scorretti, diciamo qualche ‘dribbling sul mandala’, e non ho sentito di continuare il corso nonostante, ma proprio per questo timore, ovviamente apprendendo e cercando di correggere le imperfezioni di fondo, seguendo gli insegnanti, osservando i praticanti, osservando-mi. In questo corso sto apprendendo lo stato di presenza e consapevolezza. Grata all’insegnamento, ritorno a Merigar.


Merigar, un ritorno e un ritiro

E poi , nel gennaio 2026, si torna a Merigar, dove sempre si torna da dove mai ci si sente di essere andati via . L’annuncio delle date del ritiro , trovare la sicura calda accoglienza di Tiziana Gottardi, trasportarmi verso Merigar con un’amica con la quale si condividerà questo ritiro speciale.

L’annuncio di una possibile nevicata, ridere insieme del ghiaccio e ammirare l’energia termica interna al ghiaccio che porta verso il calore.

Questo ritiro a Merigar si è aperto con la frequenza dei ripassi e dei nuovi insegnamenti di altri movimenti e suoni e sillabe. Ogni frequenza è stata vissuta, assorbita e durante quei tre giorni intesi e intensivi.

Dal momento del dubbio a quello del lasciarsi andare, gli istanti continui apparentemente in contrasto si sono sempre più integrati fino a diventare un momento unico in continua mutazione.

Un episodio che resta e muta la mia condizione è quello della mattina prima di ripartire, quando nello stesso lasso temporale avvertii almeno cinque frequenze diverse provenire dai movimenti e questo avvertire in me e negli altri praticanti una compresenza di tante condizioni è stato davvero molto energetico e di beneficio per molti giorni a seguire in modo che ho modificato praticamente e naturalmente, stato, voce, scelte, atti all’esterno per molto. L’aiuto costante tra praticanti è un aspetto rilevantissimo in questa esperienza. Ogni attenzione, cura, dedizione è stata abitata da me come una ulteriore presenza del cammino che stavamo condividendo insieme da città, lingue, culture, personalità ognuna unica e fertile. La meditazione in movimento, corroborata da questo corso continua, e grata al Maestro, scopro il colore della neve .

Il colore della neve

Di ritorno a Roma, grata agli amici, agli insegnanti, nella neve, il colore del mandala sono stati i primi raggi di sole nascente del giorno del ripasso, atteso con ancora più, se possibile, movimentazione, come una effettiva affettiva continuità del corso, sempre in corso…

Grata e sotto una beatitudine e beneficio, il corso così cadenzato, nello scandirsi in temperature, nel ritmo delle stagioni, nelle frequenze delle esperienze, nel movimento delle pause, nella osservazione delle variazioni quotidiane, e della scoperta del colore della neve come non solo simbolica ma molto concreta, condizione di connessione del tutto. Senza lasciare mai il passo, riconoscente e riconoscendo sempre ogni raggio di esperienza con quel: ‘ Sei fortunata! E proprio ( è sempre) (vicino) casa!’

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