
“Paolino” Perrella è stato una figura storica della nostra Comunità. Tra i primi studenti di Chögyal Namkhai Norbu, arrivò al ritiro di Subiaco nel 1976, partecipando attivamente alla nascita della Comunità Dzogchen. Nel corso degli anni, ebbe la fortuna di ricevere dal Maestro la trasmissione di tutti i suoi preziosi Insegnamenti, incluso il Rigpai Zal Wang del Jetsun Nyingthig.
Il suo percorso spirituale era iniziato già negli anni ’70, quando il richiamo dell’Oriente lo portò in Nepal. A Svayambhu ebbe il privilegio di incontrare il XVI Karmapa, dal quale ricevette le pratiche del Ngöndro secondo la tradizione Karma Kagyü. Paolino si dedicò con profonda devozione alla pratica di Vajrasattva, completando la recitazione dei centomila mantra. Fu proprio il XVI Karmapa a indicargli la via del ritorno, dicendogli che in Italia avrebbe finalmente incontrato il suo vero Maestro.

Poco dopo il suo rientro, Paolino seppe di un Lama tibetano che avrebbe tenuto degli insegnamenti in una villa privata a Subiaco: era l’inizio di un legame indissolubile. Da quel momento, seguì gli Insegnamenti di Rinpoche senza mai interrompersi, applicandoli con uno stile essenziale e senza fronzoli. Uomo dall’animo umile e dal carattere schietto — a tratti irascibile, ma sempre autentico — visse con estrema semplicità, incarnando un distacco naturale dai beni materiali e dalle preoccupazioni per il proprio corpo.
La sua vita fu un intreccio di mestieri e passioni. Chitarrista raffinato, in gioventù aveva appreso l’arte della liuteria, specializzandosi nella costruzione di chitarre classiche. Ma fu la montagna il suo vero elemento, un amore nato durante la lunga permanenza nel Langtang, una zona remota del Nepal al confine con il Tibet, tra pastori nomadi e yak. Di quel periodo portava con sé la lingua, che parlava fluentemente, e l’abito tradizionale nepalese con cui si presentò a Subiaco, guadagnandosi per sempre il soprannome di “Paolino il Nepalese”.

Questa sua anima solitaria e resiliente lo portò per molti anni a vivere in una baita da lui stesso costruita a Bardonecchia. Lì allevava capre, producendo formaggi e latte che, in inverno, trasportava a piedi con le ciaspole fino in paese per scambiarli con l’essenziale per vivere in isolamento tra le vette.
Negli ultimi anni, subito dopo l’acquisto di Dzamling Gar, Paolino si era trasferito a Tenerife. Lavorò prima al Gar come operaio e successivamente per il comune di Adeje. Con il declinare della salute, si era ritirato in una minuscola casetta a Las Galletas, a metà strada tra il Gar e l’aeroporto, dove ha vissuto con dignità e semplicità fino alla sua scomparsa, avvenuta nel gennaio del 2026.
Paolino lascia il ricordo di un praticante “vecchio stampo”, la cui devozione non risiedeva nelle parole, ma nella coerenza di una vita vissuta ai margini della mondanità e nel cuore dell’Insegnamento.

Paolino è mancato l’11 gennaio alle 2:20 del mattino, ora di Tenerife. All’uscita dall’ospedale di Santa Cruz, le persone che lo avevano aiutato in questi difficili giorni sono state accolte sul piazzale da un radioso doppio arcobaleno. Ci piace immaginare che il nostro caro Paolino ci salutasse così, cantando le lodi del suo Sacro Maestro che lui chiamava sempre, con immensa devozione: “Il Troppo Migliore”.
Andrea Dell’Angelo
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