di Carlos Garcia
Da quando ho sentito parlare del ritiro Dzogchen Longde con Fabio a Dzamling Gar, ho sentito un profondo richiamo a partecipare. Ma l’oceano del samsara ha reagito, e mi sono ritrovato intrappolato in una furiosa tempesta di burocrazia, le cui correnti caotiche e gli ostacoli apparenti alla fine — grazie al potere della Trasmissione — hanno trasportato la barca a ruote in cui abito proprio dietro il Dzamling Gar Gönpa.
Sono arrivato sulle rive del Gar dopo il tramonto e, non appena ho parcheggiato, ho incontrato un vecchio amico praticante che mi ha chiesto se avrei partecipato al ritiro Dzogchen Longde. Gli ho detto che mi sarebbe piaciuto molto, ma non ricordavo quando fosse, e lui ha risposto: “Inizia domani”. Era perfetto! L’ho preso come un segno di buon auspicio e ho partecipato al ritiro. Devo confessare che negli ultimi tempi, a causa di vari ostacoli interni ed esterni, avevo trascurato la mia pratica e mi ero in qualche modo allontanato un po’ dal Gar; per riassumere in una frase: “Rimasi nel dubbio”.
Quel ritiro è stato un ritorno a casa nel senso più profondo. Avevo già ricevuto questi preziosi insegnamenti da Rinpoche a Tashigar Nord in due occasioni. La prima volta che li ricevetti fu incredibile, e mi dedicai a questa meravigliosa pratica per un po’, ma era circa vent’anni fa. Allora, Rinpoche, nella sua infinita compassione, ci diede molte pratiche e metodi che erano – e sono tuttora – veri tesori, ogni insegnamento più profondo e interessante del precedente, e mi persi provando un po’ di tutto. Era come andare in una fabbrica di cioccolato e iniziare ad assaggiare tutti i diversi tipi e varietà, solo per finire persi in un dolce vortice di sapori.
Tuttavia, per qualche motivo che non cerco di capire, il ritiro con Fabio, in particolare, mi ha riportato alla freschezza di quelle prime esperienze. Ho rispolverato i vecchi libri che non ricordavo nemmeno di avere, il bastone che era in fondo a una scatola dimenticata in un ripostiglio, quella vecchia cintura; Ho anche riscoperto le registrazioni dei vecchi ritiri, e quando finalmente, dopo un po’ di Yantra Yoga e il rushen della voce, mi sono seduto di nuovo a praticare lo Dzogchen Longde, la fiamma – che era sempre stata lì – si è riaccesa e ha brillato con la stessa o addirittura maggiore intensità rispetto ai tempi migliori.

Come tutti sappiamo, Fabio non è un praticante qualsiasi: durante i ritiri a Tashigar North, Rinpoche gli chiedeva di spiegare le posture in termini pratici. Ne sono prova tutte le immagini nei libri e nei video sullo Dzogchen Longde, che mostrano quanto siamo stati privilegiati ad averlo come guida per questa pratica.
Durante il ritiro, abbiamo guardato alcuni video di Rinpoche appositamente selezionati. Abbiamo studiato e praticato il guru yoga di Ngondzog Gyalpo e quello di Vajrasattva. Infine, siamo entrati nella pratica dello Dzogchen Longde. Fabio ci ha ricordato l’importanza della respirazione e del lavoro con i canali, che è così caratteristico del Longde Longsal.

Andrico ci ha consigliato, come un fratello maggiore esperto, su come svolgere la pratica sia che stessimo facendo un ritiro sia che la rendessimo la nostra pratica quotidiana principale. In breve, con una generosità che ricorda quella di Rinpoche, non ha nascosto nulla, e noi abbiamo ricevuto ancora una volta le preziose istruzioni con il cuore aperto.
Non resta che ringraziare Chögyal Namkhai Norbu, Namkha Yeshi, Fabio Andrico, il Gakyil di Dzamling Gar (in particolare Matteo DelÁngelo), Sebastíen, Naomi, Igor, il Gekö, i nostri compagni di pratica e tutti coloro che in un modo o nell’altro hanno contribuito a rendere possibile questa meraviglia.
Il ritiro non è stato registrato né in audio né in video, ma rimarrà per sempre impresso “nel profondo del nostro sangue”, come direbbe il poeta venezuelano Eugenio Montejo. Vorrei citare una delle sue poesie come tributo finale a questa preziosa opportunità:
Ritorna ai tuoi dei più profondi
Ritorna dai tuoi dei profondi;
sono intatti,
sono là in fondo con le loro fiamme in attesa;
nessun colpo del tempo può spegnerli.
Gli dei silenziosi e concreti
nascosti nella porosità delle cose.
Hai vagato per il mondo più di qualsiasi sassolino;
hai perso il tuo nome, la tua città,
aggrappandoti a visioni frammentarie;
di tutte quelle ore, cosa ti è rimasto?
La musica dell’esistenza è dissonante,
ma la vita va avanti
e certi accordi prevalgono.
La terra è rotonda per desiderio,
per via di tanta gravità;
la terra darà forma rotonda a tutte le cose,
ognuna a suo tempo.
Dopo tanti viaggi per mare,
dopo tante notti trascorse ai piedi della tua lampada,
solo queste voci ti circondano;
scopri in esse l’eco dei tuoi dei;
sono intatte,
si addentrano silenziosamente con i loro occhi simili a quelli dei pesci
nelle profondità del tuo sangue.
Eugenio Montejo
Ancora una volta: grazie, grazie, grazie!
Questo post è disponibile anche in:




