Di Stephanie Mulholland

Nel 1979 compii 18 anni, mi diplomai al liceo e partecipai al mio primo ritiro buddista tibetano in Dordogna, in Francia. Mi sono unita a mia sorella maggiore Emma, che viveva in Nepal con il suo fidanzato Elias Capriles, e insieme abbiamo fatto l’autostop da Barcellona alla Dordogna per partecipare agli insegnamenti di Sua Santità Dudjom Rinpoche. Al nostro arrivo ci hanno mostrato il castello all’interno della tenuta dove si sarebbero tenuti gli insegnamenti e il prato sottostante, dove molti di noi si accamparono. Sogyal Rinpoche era lì come traduttore di Sua Santità Dudjom Rinpoche, ma alloggiava anche lui nel campeggio. In quel ritiro ho preso rifugio, sia in senso buddista con Sua Santità Dudjom Rinpoche (che mi ha dato il nome di Pema Lhadron), sia nel senso che stavo seguendo una sorta di bisogno di essere amata e accettata, soprattutto dagli uomini. Così, alla fine del ritiro, accettai l’invito di Sogyal Rinpoche ad andare al suo centro, Orgyen Cho Ling. Era anche una mia fantasia quella di vivere a Londra da giovane adulta, alla ricerca di divertimento e libertà dalle restrizioni dei genitori.

Rimasi all’OCL a intervalli per circa un anno e, all’inizio del 1981, Emma mi invitò ad andare in Nepal per farle visita insieme a Elias. Nel gennaio di quell’anno, Mike Farmer ed io ci dirigemmo prima a Delhi e poi a Kathmandu. Avevo un biglietto aereo aperto per un anno e quello doveva essere il mio anno sabbatico prima di iniziare l’università. L’obiettivo dichiarato era incontrare i lama e ascoltare i loro insegnamenti, ma nella mia agenda segreta c’era sempre l’intenzione di conoscere ragazzi e avere una storia con chi mi piaceva o con chi pensavo fosse interessato a me. In effetti ho conosciuto molti adorabili ragazzi bhutanesi e nepalesi e ho stretto alcune belle amicizie. Quell’estate ho compiuto 20 anni e abbiamo festeggiato il mio ventesimo compleanno al Bir Restaurant con molti amici, sia occidentali che orientali.

Quando tornai a Londra alla fine dell’estate, mi accorsi di non stare bene: avevo la febbre e stavo ingiallendo, così fui ricoverata all’Ospedale per le Malattie Tropiche di Londra con una diagnosi di epatite A e tenuta in isolamento per la prima settimana. Verso la fine della mia degenza ricevetti la visita di John Renshaw, che conoscevo dalla Dorgogne. Mi disse che aveva sentito parlare di questo nuovo lama sulla scena, che a quanto pare era un insegnante di Dzogchen straordinario, e mi disse che aveva intenzione di partecipare al suo prossimo ritiro e mi consigliò di farlo anch’io. Pensai: «Ah, sembra promettente». Sogyal Rinpoche mi aveva insegnato le basi della meditazione seduta e del guru yoga, oltre alla pratica di Vajrasattva, ma sentivo che era giunto il momento di andare oltre.

Così, nell’estate del 1982, mi ritrovai in auto in viaggio da Londra verso la zona di Norwich, dove era stato allestito un campeggio completo di una grande tenda per gli insegnamenti, docce all’aperto e un tepee adibito a dormitorio, in occasione del primo ritiro di Namkhai Norbu nella campagna inglese. Non ricordo cosa insegnasse Chögyal Namkhai Norbu in quel ritiro, ma ricordo bene che ci impegnavamo tutti a fondo nel tentativo di assumere con il corpo la postura del vajra fiammeggiante. Alla fine della giornata, le persone facevano la fila per andare a parlare con Rinpoche e io dovetti raccogliere tutto il mio coraggio per farlo. Incuteva un po’ timore, con i suoi modi e la sua voce seri e dal tono aspro. Quando mi avvicinai per parlargli, riuscii solo a ringraziarlo per l’insegnamento e a dirgli che stavo facendo un po’ fatica e che trovavo difficile essere abbastanza disciplinata per praticare, ma che ora mi sarei davvero impegnata. Lui si limitò a guardarmi e ad annuire, come per dire: «Va bene, vediamo cosa sai fare – dimostramelo».

La volta successiva in cui ebbi modo di incontrare Rinpoche fu l’estate successiva, ma questa volta a Conway, nel Massachusetts, a circa 8 ore di macchina dalla zona di Washington DC dove vivevo e stavo iniziando i miei studi per diventare infermiera. Tom Garnett e io ci andammo insieme in auto e così ebbe inizio il mio rapporto, durato molti decenni, con Chögyal Namkhai Norbu e con gli insegnamenti che ci trasmetteva in modo così autentico. Oggi non sono più così dura con me stessa. Ho compreso il valore del semplice essere presente nel momento, senza vivere troppo nel passato o nel futuro; anche se la mia mente vaga in quei luoghi, mi ricordo di riportarla indietro, a volte prima, a volte dopo. Amo la pratica della Danza del Vajra e riesco a ballare circa due volte al mese dove vivo, appena a sud di Washington DC. Quest’estate è stato un sogno che si è avverato poter tornare a Tsegyalgar East dopo molti anni e danzare sul Mandala Universale con tanti fratelli e sorelle del Vajra. Davvero meraviglioso!

Desidero esprimere la mia profonda gratitudine a Chögyal Namkhai Norbu, a Namkhai Yeshi e a tutti i miei fratelli e sorelle del Vajra, alcuni dei quali citati in questo scritto e altri no, che sono stati miei amici e mi hanno aiutato in questo viaggio della vita. A la la ho!

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