13 luglio 2026
Nel tardo pomeriggio di lunedì 13 luglio 2026, ballerini e spettatori hanno iniziato ad arrivare al maestoso tendone allestito sopra il mandala all’aperto, oltre lo Zikhang.
Lo Zikhang, o casa di Zi, ospita la biblioteca, l’archivio della Fondazione Shang Shung e la Sala del Mandala; da lì si gode inoltre di una vista sulla valle circostante e sul Grande Stupa dell’Illuminazione, luogo di riposo del Corpo del nostro Maestro, Chögyal Namkhai Norbu.
Questa cornice suggestiva ha fatto da cornice al gioiello delle danze eseguite da decine di ballerini, che hanno catturato l’attenzione rapita delle 150–200 persone e di alcuni cani da compagnia radunati attorno allo spazio dello spettacolo, su sedie, panchine, sull’erba e appollaiati sul verde pendio sopra il tendone.
L’evento è stato organizzato su iniziativa dei ballerini legati a Merigar e ha incluso danze tibetane moderne Gorshey, la danza classica indiana Bharata Natyam, la danza del ventre mediorientale, la danza moderna e le Danze Gioiose Khaita.

I ballerini tibetani Gorshey hanno aperto lo spettacolo con un’esibizione di Dzongchen Tramo, che significa “La Danza della Grande Fortezza”;
“Rawag Kordro”, la “Danza circolare di Raba”, un inno di lode alla propria terra natale che ne celebra la bellezza naturale, la cultura, le tradizioni e lo stile di vita; e infine “Tashi Kartshog”, una danza di buon auspicio eseguita per trasmettere benedizioni e buona fortuna. Le “Gorshey” sono danze di gruppo popolari tipiche del Tibet e della regione himalayana, eseguite in cerchio con movimenti semplici e ripetuti accompagnati dal canto. Sono danze comunitarie accessibili a tutti, spesso praticate durante feste e celebrazioni.





La serata è proseguita con la danza del ventre eseguita da Natasha Priymak e altre ballerine, tra cui: Ya Tab Tab, con musica di Nancy Ajram e coreografia di Natasha Priymak; Baladi Ruh, con musica dell’Orquesta Oriental Al Kamar e coreografia di Arun Bhardwaj creata appositamente per Natasha Priymak; e Tabla, con musica di Artem Uzunov tratta da Live & Dance e coreografia di Natasha Priymak.
Il programma sottolineava che «la danza del ventre ha origini molto antiche ed è profondamente radicata nelle tradizioni del Medio Oriente e del Nord Africa. Non è nata come spettacolo, ma come danza rituale e sociale, legata alla fertilità, alla femminilità e ai momenti quotidiani della vita delle donne. Nel corso dei secoli si è evoluta grazie alle influenze di varie culture, tra cui quella egiziana, ottomana e araba. Nel XIX secolo, con l’arrivo degli europei in Oriente e le Esposizioni Universali, questa danza è stata ‘scoperta’ dall’Occidente e trasformata in una forma di intrattenimento. Oggi la danza del ventre è diffusa in tutto il mondo, sia come espressione artistica che come attività per il benessere fisico, pur mantenendo un forte legame con le sue origini culturali».



Maresa Moglia, insegnante di danza classica indiana e moderna, ha poi presentato la sua compagnia di ballerine appassionate provenienti da Siena per eseguire le danze classiche indiane Bharatanatyam Alarippu, con musica tradizionale e coreografia di Maresa Moglia; e Kaveri e Durga Thillana, entrambe con musica tradizionale e coreografia di Krishnaveni Lakshmanan. Tramandata da maestro ad allievo nel corso di millenni, la rigorosa danza classica indiana in stile Bharatanatyam ha avuto origine nel Tamil Nadu, in India. Tra le danze eseguite figurava una danza simbolica in cui la ballerina offriva il proprio corpo come un fiore dai mille petali, accompagnata dal sollukuttu, una forma di vocalizzazione tipica della danza indiana, nonché una danza interpretata come il fiume Kaveri, uno dei sette fiumi sacri dell’India. Nella terza danza, percussiva e tecnicamente impegnativa, si inserisce un momento di pausa in cui viene cantata una breve poesia dedicata a Krishna:

Mio Krishna, dolci occhi di loto, il mio canto si trasforma in lode a Te, che dal flauto di gioielli scintillanti trai un’onda che si insinua dentro di me. Luminosa Luna di Vraja, avvolgi con i Tuoi raggi di limpida freschezza questa umile devota.

Maresa Moglia e la sua compagnia hanno inoltre eseguito la sua coreografia originale di danza moderna in *Speaking in Tongues IV*, con musiche di Sheila Chandra, che ha collegato la danza classica indiana alla danza moderna attraverso «un collage di suoni e movimenti che rende la coreografia una catena di movimenti con tecniche che si fanno eco a vicenda, intrecciandosi l’una nell’altra» (citazione dal programma dell’evento); e *Tutto l’universo obbedisce all’amore* con musiche di Franco Battiato.

A completare lo spettacolo serale, sono saliti sul palco i ballerini di Khaita. Khaita significa «Armonia nello spazio», e la Khaita Joyful Dance è stata sviluppata da Chögyal Namkhai Norbu insieme ai suoi allievi per promuovere l’armonia all’interno dell’individuo e tra le persone e il loro ambiente. Hanno eseguito Sondang Lekmo, Bod La Dro e Tala Shipa.

Dopo questa esibizione, i «Khaiteros» hanno invitato il pubblico a unirsi a loro, e la piattaforma del mandala si è riempita di ballerini sia alle prime armi che esperti, compresi alcuni bambini. Al termine delle danze, mentre il sole scendeva nel cielo, i ballerini e i partecipanti si sono immersi in conversazioni profonde durante l’aperitivo davanti alla biblioteca.
Il 2026 si sta rivelando una sorta di estate della danza a Merigar, poiché sono già in programma altre due esibizioni di Khaita e Gorshey: una a Merigar il 25 luglio alle 19:30 con il famoso cantante Lobsang Delek, e un’altra l’8 agosto durante il festival all’aperto Incontrandosi sotto le stelle, che si terrà a Bagnoli, una frazione di Arcidosso, organizzato dall’Associazione Culturale Vettoraia. L’evento dal vivo con Lobsang Delek a Merigar includerà anche la Vajra Dance e musica elettronica eseguita da Alessandro Di Maio, e saranno serviti momo tibetani. Per quell’evento è disponibile una diretta streaming sul canale YouTube di Merigar.
di A. Caroline Hotaling da Merigar, Arcidosso, Italia
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